C’era una volta la brava ragazza

Essere donna in Italia. Non è semplice.
Essere femminista in Italia, ancor peggio. Essere femminista o di sinistra o semplicemente una ragazza normale nel Sud Italia (e non solo) è un’impresa titanica.
Riuscire a trovare un equilibrio nella società moderna è diventato ormai la ricerca del sacro Graal. Non esistono quasi più centri di aggregazione culturale femminile, non parlo del circolo del ricamo bensì di un ritrovo per donne che desiderano dare un contributo alla società e anche ad altre donne.
Esplodono in tutto il Mondo libri sul problema della figura femminile nel lavoro e nella vita sociale in genere. Spopolano librucoli come ” Donne che amano troppo” e ” I love shopping”. Le ricerche scientifiche puntano tutto sugli ormoni, dando giustificazioni facili e qualunquiste a stress e problemi ben più seri.
Le donne trovano difficoltà nell’essere totalmente se stesse ed è facile che molte di noi si chiudono a riccio verso gli altri ma, soprattutto, verso le altre donne.
Un tempo c’era l’UDI, ma anche lì era difficile trovare un equilibrio con il Partito Comunista ( vedi qui), c’era la politica, c’erano le manifestazioni e valori molto, molto forti che richiedevano una coerenza difficile per molte. LUDI è ancora in piedi e fa ancora molto per le donne in Italia ma è sempre più difficile trovare giovani ragazze interessate realmente alle tematiche femministe, diventa quasi imbarazzante per molte sentirsi donne indipendenti, perchè questo le mostrerebbe agli uomini come prede difficili e poco ambìte.
Rinunciare al ruolo di donna tuttofare, rinunciare alle famigerate nozze in bianco cattoliche, alla sottomissione di suocere, sorelle, cugine e parenti vari, è stata dura per molte che, non a caso, hanno rinunciato alla lotta, lasciandosi andare alle sovrastrutture sociali, per comodità pagata poi con gli anni a venire.
Molte di noi sono figlie di chi ha vissuto quegli anni, quando tutto sembrava possibile. Adesso ci troviamo in una società diversa, che punta tutto sulla donna in quanto oggetto di studio e non di venerazione o rispetto.
Siamo figlie di una rivoluzione esplosa male e come tali dobbiamo confrontarci con una sorta di rivalsa della superficialità.
Le brave ragazze un tempo erano quelle casa e chiesa, devote al marito, alla pulizia domestica e allo studio fine solo a se stesso.Non dicevano parolacce e sopivano tutti i pensieri maliziosi nel buio dell’inconscio.

Adesso le brave ragazze sono quelle che fumano, bevono, dicono parolacce, si interrogano sulla propria sessualità, studiano per diventare qualcuno, leggono libri di ogni tipo e sono coscienti di essere donne e quindi esseri umani e non cose. Le brave ragazze adesso vanno ovunque e fanno tesoro di ogni esperienza.
Le cattive ragazze invece sono statiche, vivono di superficialità, tendono a mascherarsi dietro chili di mascara, fondotinta, spesso tendenti alla bulimia da palestra e non solo, idolatrano la figura della “zoccola”, giocando con l’immagine distorta della donna facile=libera.
Scavalcano le altre donne come possono, spesso usando l’unica arma che conoscono: il proprio corpo. Venduto come merce di scambio, usano il sesso per ottenere il consenso da parte degli uomini, che venerano e che vorrebbero emulare.
Le cattive ragazze sono malgiudicate da tutte le altre donne e per questo si arrogano il diritto di sentirsi diverse, outsider e sì anche fighissime. Queste persone sono un prodotto commerciale vivente, insicure fino al midollo. Allora perchè le neo brave ragazze si sentono spesso minacciate da loro? Come mai una ragazza sana, intelligente, viva, moderna, deve sentirsi bloccata da questa figura grottesca?
Perchè mai vivono nel terrore di essere scavalcate da loro? Perchè le donne quando si innamorano devono lottare costantemente contro tutte le altre? Quando è nata questa ossessione verso il proprio compagno/a?
Si ha spesso paura di quello che non si conosce. Un mondo fatto di immagine, superficialità e cattiveria gratuita spinge le donne al rifiuto, alla negazione o alla totale sottomissione di esso. Il femminismo ha perso ormai colpi, è diventato un pensiero filosofico utopico oppure si è trasformato nella mente dei più in una specie di lotta al maschio, utilizzando come scudo e arma da combattimento proprio gli stessi atteggiamenti maschilisti che tanto odiamo.
Occhio per occhio, dente per dente rende tutti ciechi e sdentati ed ecco che sempre più donne si fanno strada nella società con un atteggiamento sprezzante, maschilista, privo di valori dove all’apice di tutto c’è sempre e solo il sesso.
Il sesso come arma, strumento, spesso di vendetta o di rivendicazione, usato per ferire non solo gli uomini ma anche le altre donne. Il potere del sesso è fortissimo e richiede una forte autocoscienza ma, soprattutto, coerenza.
Le donne che usano il sesso come arma quasi sempre non sono coerenti con se stessi e non sanno cosa vogliono dalla vita, vivono alla giornata , senza pensare , senza ragionare mai.
Non stiamo qui a far le bacchettone…avere rapporti occasionali non è da condannare, nè tantomeno è giusto giudicare la vita sessuale di qualcuno ( a meno che ciò non vada contro ciò che si predica).
Una donna libera è anche colei che vive la sua sessualità in maniera positiva, allegra, viva, non la usa per ottenere nulla ma solo piacere per sè e per gli altri e, soprattutto, non giudica le altre donne ma, anzi, le sostiene e le aiuta.
E’ tempo forse che tutte le brave ragazze si riuniscano in coro e che smettano di sentirsi minacciate da questi rigurgiti di filosofie da grande fratello. Se un uomo preferisce una donna siliconata, stirata, tirata, truccata, pompata, svilita, forse è meglio cambiar strada e guardare avanti, senza giudicare, senza esitare, senza ansie, unite e compatte.

Walai
Posted: January 27th, 2010 under articoli.
Comments
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