Giudizi Universali: quello che le donne non dicono


Quando un Paese è in guerra, la popolazione sa che sta andando incontro a preoccupazioni, a disagi enormi, dovrà combattere contro la paura e soprattutto contro la morte.
Quando la guerra è psicologica, hai paura anche a combattere la paura stessa.
La morte non sembra essere prevista ma,anzi, diventa l’arma di terrore.
Come riuscire a creare un Paese mosso da paura e rendere il popolo inerme, terrorizzato ma allo stesso tempo bloccato?
L’involuzione, ovviamente.
E come ci si sente a vivere in un Paese dove tutti sono bloccati mentre tu provi ad evolverti?
Noi parliamo di un punto di vista femminile e quindi canalizziamo il discorso verso questo punto: le donne.
Dimentichiamo i moralismi facilissimi e scivolosi come bucce di banana a tradimento.

  • Prendiamo i luoghi comuni che diventano oggi giorno la sola verità degli italiani: le donne sono tutte zoccole
  • le donne sono complicate e difficili
  • le donne sono tutte nevrotiche ed esaurite
  • le donne seguono solo i soldi
  • le donne hanno l’istinto materno ecco perchè sono più buone degli uomini
  • le donne hanno l’istinto materno ecco perchè governano meglio
  • le donne sono più intelligenti
  • le donne possono avere tutto grazie alle tette e alla bella presenza
  • le donne lesbiche sono delle mignottelle vogliose
  • le donne che indossano vestiti succinti in fondo lo stupro se lo vanno a cercare
  • le donne che lavorano rompono di più le palle
  • le donne insegnanti sono le più stronze

Tutti questi luoghi comuni sono diventati ormai leggi universali.
Le stesse donne ne parlano con convinzione e forza.
La donna che vuole emanciparsi deve mostrare femminilità, grinta e comportarsi come il peggiore degli uomini.
Deve essere una puttana a letto, una complice sempre, una mamma,una moglie.
E le donne ci credono davvero!
Come hanno fatto a convincerle?
Come sono riusciti a convincere le donne che le femministe sono delle lagnose esagerate e delle presuntuose?
Semplice…con la paura.
La paura di invecchiare e di perdere così marito, amanti ecc.
Perchè le donne hanno paura di perdere marito, amante ecc.? Non dovrebbero considerare l’uomo che le abbandona per lo sfiorire degli anni, dopo tanti anni di vita vissuta insieme, un grandissimo troglodita monocellulare?
Perchè hanno paura di perdere una persona simile?
Perchè ormai è inculcata in loro come un virus l’idea che se non sei bella,forte e figa non sei niente.
Ti voltano tutti le spalle, perdi tante occasioni, perdi tutto.
Il giudizio è l’arma, unita alla paura della morte.
La paura di essere giudicati che supera qualunque cosa.
Cosa ha spinto le donne alla paura del giudizio?
Basta solo accendere la televisione a qualunque orario per esplorare la perversione di alcune trasmissioni: giudicano sempre tutto e tutti.
In alcuni ridicoli talk show, le conduttrici ( spesso completamente mummificate anche a vent’anni), parlano di donne con ” le palle”.
Poi ti spiattellano la megamodella di colore, la ragazzetta svestita perfetta nello schermo.
Tutte senza alcun difetto, la luce le patina talmente che è impossibile capire che sul loro copro ci sia pelle e non una forma superiore di plastica lucida e colorata.
Tutte sono straperfette, anche all’una del pomeriggio, mentre mangi e sei scoglionata ti ritrovi cadaveri eccellenti che parlano spesso con voce melliflua o trapanante.
Tutte le trasmissioni di rai e company amano rendere partecipe lo spettatore di faide tra amici, mariti, parenti, tutti a giudicare.
E si ritrovano lì le donne a giudicare altre donne in maniera ferocissima.
E questo giudizio non si ferma al tubo catodico.
Per strada si giudicano altre donne per il loro comportamento, la voce, la postura, come è vestita.
Così si raggiunge la follia senza senso: se un sabato sera non indossi tacchi alti e ti presenti senza trucco, sei bollata come la strana.
Le donne osservano le loro scarpe da ginnastica e pensano ” Cazz…..forse avrei dovuto mettere i tacchi in fondo è sabato!”.
Non pensano ” Ma scusa…che cazzo c’entra il sabato con i tacchi??”.
Il sabato è la serata della follia, tutto il resto è un giorno qualunque.
Non puoi esprimere allo stesso tempo un giudizio diverso dalla massa: se affermi che nella vita non vuoi avere figli, se dici che te ne freghi di mettere i tacchi ad una festa, se detesti le minigonne, se viaggi da sola e ne sei entusiasta, vieni bollata come strana, “alternativa”( per le più piccine si spera eh) oppure ti marchiano come omosessuale.
Difficile esprimere opinioni diversissime perchè intralci con il cammino di paura che le altre donne intraprendono.
Si sentono fortissime, sicure della propria corazza, del proprio cerchio protetto che è la loro società.
Così tutte seguono tutte, in cerchio, girando in tondo e autocontraddicendosi.
Allo stesso tempo è fondamentale l’individualismo e il dover essere al centro di tutto.
La donna dev’essere al centro di un grosso faro e guai se un’altra donna offusca quella luce.
La donna dev’essere apprezzata per le qualità fisiche prima che quelle intellettuali: meglio sei bella stasera che stasera hai detto una cosa davvero bella e intelligente.
Non è soddisfatta finchè qualcuno non abbia apprezzato le ore di trucco, i giorni di creme e tutti i sacrifici fatti, incluso il non mangiare niente di ciò che si vuole per essere magra, anzi no…magrissima.
Nella donna sorge una sorta di rancore incontrollato verso le donne che non seguono questa strada: non si truccano, non badano al loro aspetto in maniera compulsiva, quindi meritano che io le giudichi e meritano la derisione perchè IO ho sofferto per entrare in questo vestitino, IO sono bella, IO ho speso 60 euro per avere questo taglio.
Se una donna intelligente ma non curatissima, che tiene alla propria femminilità seguendo un proprio stile, rispettando le idee altrui, attrae l’attenzione di qualcuno, la donna giudicona deve assolutamente giudicare il tutto in maniera negativa autoinducendosi al rancore incontrollato e qui scatta la domanda ” perchè ti sta antipatica? A me piace molto” – ” Non lo so..è un odio A PELLE“.
Mai sentita questa frase? Mai detta?
Scommetto spesso.
Ma dannazione…ooooooops! Siamo scivolati sulla buccia del trito e ritrito quindi siamo oneste: tutte noi in fondo in fondo viviamo con questa paura del giudizio.
Siamo tutte in guerra, sempre e costantemente.
Anche la donna più sicura del Mondo, quella più attivista e convinta delle proprie scelte di vita, riesce a sentirsi inadeguata, nascondendolo magari con la foga nell’esprimere certi giudizi oppure semplicemente giudicando a sua volta l’altra, quella giudicona, quella che vive nella società “perfetta”.
Il rancore fa sprecare tante energie ed è dura essere “normali” adesso, in Italia, dove la figura della donna è e sarà per secoli quella dell’oggetto.
Essere oggetto non significa solo essere apprezzata per aspetti meramente estetici ma, anzi, essere giudicata sempre.
Il giudizio è la nuova bomba atomica.
Provate a mettere ogni tanto un fiore nei vostri cannoni e trasformate le vostre travi in una bella mensola dove appoggiare libri o la vostra collezione di dvd.

Walai

Edited: July 25th, 2009

Chiuso per ferie

Ladyradio- chiusura estiva

Postato il 18 Luglio 2009

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Purtroppo chiudiamo i battenti perchè si sono sciolti dal caldo.

Inoltre dobbiamo fingere di andare al mare ( in realtà si cerca di sopravvivere alla città ogni dì).

Salutiamo tutti voi e Radiolina.

Dj Val

Edited: July 18th, 2009

Mezzo giorno e mezzo di fuoco

Questa mattina assolatissima, afosa e stracolma di persone come ogni mattina mi alzo, vado al lavoro aspettandomi di tutto.

Ma questo proprio no.

Nell’agenzia di viaggi dove lavoro, entrano persone di ogni tipo: mogli di delinquenti dalla faccia cupa, poveracci con un BMW e nessun soldo per le vacanze, miriadi di clandestini senegalesi, marocchini che devono scappare prima che scada il visto, uomini con una montagna di soldi in tasca, porsche parcheggiata fuori in diveto di sosta e una fretta “ladra” di prendere un volo per Malaga solo andata.

Ma questo proprio no.

A Marano si dice sempre che ” si sta tranquilli” perchè qui i mafiosi e i cammorristi hanno le loro case, devono evitare assolutamente eventi rumorosi, o almeno così sembrava. I Nuvoletta e i Polverino ormai sono noti a tutti, questa città ha la fama di essere stata la mamma dell’assassino di Giancarlo Siani ragion per cui troverete scuole e strade dedicate al giornalista defunto. Tantissime manifestazioni per la legalità alle quali partecipano anche i figlioletti dei cammorristi. Dal Vomero addirittura ( udite udite) frotte di gente perbene e borghesuccia ha abbandonato le proprie mini supercase per prendersene una qui, nella “tranquillità” perchè Marano è anche la città dell’edilizia, si costruiscono case su case su case. Cemento su cemento e qualche sputo di verde poco curato per dare l’apparenza della cittadina ordinata.

Ma non è più così. I vomeresi si stanno pentendo amaramente e appena possono prendono l’auto per tornare al loro ambiente naturale: il mercatino e p.zza Vanvitelli.

Continua

Edited: July 15th, 2009

Natalia Estemirova “ammazzata”, indagava in Cecenia

Il corpo di Natalia Estemirova la leader attivista per i diritti umani è stato trovato nell’Inguscezia la Repubblica del Caucaso dopo essere stata rapita stamani nella Repubblica della Cecenia. Dalle prime informazioni il corpo trovato sull’autostrada vicino al villaggio di Gazi-Yurt presentava ferite alla testa ed al torace probabili causa della morte.


Estemirova stava indagando su sequestri e sparizioni in Cecenia ed aveva lavorato con la giornalista Anna Politkoskaja, che era stata uccisa a Mosca nell’ottobre del 2006 e con l’avocato dei diritti umani ucciso nel gennaio di quest’anno a Mosca. http://www.quinews.it/2009/01/20/mosca-ucciso-lavvocato-delle-vittime-dei-crimini-russi-in-cecenia/
Il portavoce del Presidente russo Natalya Timakova ha detto che il Presidente Medvedev è “indignato” per l’uccisione di Estemirova ed ha incaricato gli investigatori di adottare tutte le misure necessarie per assicurare gli assassini alla giustizia.
Testimoni hanno affermato di aver assistito al rapimento attuato da alcune persone non identificate che hanno messo Estemirova in un’auto bianca. In Inguscezia si è visto un aumento della violenza negli ultimi mesi con il grave attentato che ha ferito gravemente il 22 giugno il Presidente della Repubblica Yunus-Bek Yevkurov attualmente in una clinica di Mosca. Nell’agosto era stato ucciso in circostanze poco chiare il giornalista dell’opposizione Magomed Yevloyev mentre si trovava sotto la custodia della polizia.

Vittoria Pirro

Link articolo

Edited: July 15th, 2009

Lacrime d’oro


Le first Lady hanno passeggiato tra macerie abruzzesi: chi come la Bruni si è commossa, chi invece con aria seria e mascelle serrate si è fatta strada con tacchi a spillo e abitino color pastello.
Pelli perfette e trucco impeccabile nell’orrore abruzzese.
Il mito delle donne, Clooney, ha promesso un bel film girato proprio in quei luoghi, per dare aiuto e sostegno.
Tra cene semi galanti, rose rosse, fiori e libri in marmo, tra lusso discreto e abiti di organza e cotone puro 100%, questo funerale poco chiassoso copre intanto gli scontri e gli arresti dei manifestanti, ai quali poco importa se la Bruni piange o se la Michelle scuota la testa pregando Dio che quelle povere anime possano ascendere al Paradiso.
I vari Silvio Pellico italiani sono lì che aspettano, magari anche un po’ incazzati: con una fedina penale sporca a poco più di vent’anni e con il diritto a manifestare liberamente ormai finito direttamente giù per il tubo del gabinetto.
Mentre le ballerine lucide con tacchetto quadrato calpestano pietre e sabbia, sotto le anime in pena stanno ancora cercando gli assassini, che intanto sorseggiano un caffè freddo e un amaro in attesa del sì per gli appalti e per altre nefandezze simili.
I manifestanti arrestati in tempi record, gli assassini in casa loro a guardare lo spettacolo.
Un funerale delicato, semplice, di classe, senza troppo fracasso, il silenzio è il vero protagonista: quello della stampa italiana, dei manifestanti, dei terremotati che ormai possono solo cercare di farsi notare con una scritta ironica in piena faccia.
E’ come premere il tasto Mute, dove puoi sentire solo risatine o frasi eclatanti.
Bono continua la sua lotta per salvare l’Africa ma io, da brava Troisiana, penso che la questione importante adesso sia la democrazia nel nostro Paese e lo s-fascio di ogni struttura decente che avevamo costruito durante tutti questi secoli.
Penzola solo il fantasma di Mussolini, nel silenzio della Piazza puoi sentire una fragorosa risata che rimbomba, anche nelle carceri di Roma, nei nostri cuori, nel cranio di chi ha barattato il cervello per un cellulare.
E intanto arriva l’ora del tè: due zollette e forse la frase ” Hai visto la Bruni? Non è voluta venire con noi, che gran sgualdrina!”.
V.Rus

Edited: July 10th, 2009

Il blog irriverente di una hostess "In volo con maleducati e beoni"

Il diario di un’assistente di volo Ryanair che racconta quel che accade nella cabina
Chi cede al panico, chi non rispetta le regole. E gli scherzi crudeli giocati ai passeggeri


Critiche alla compagnia low cost, che mette al bando chi non vende abbastanza
“Ho rischiato di essere licenziata perché non riuscivo a far consumare cappuccini”
di MARCO PASQUA

Il blog irriverente di una hostess
“In volo con maleducati e beoni”" width=”230″>

L’hostess sdraiata
in una cappelliera

E’ un viaggio tra passeggeri a volte un po’ sprovveduti, spesso maleducati e arroganti, ignari delle più banali misure di sicurezza che bisogna rispettare. Ma è anche un punto di osservazione privilegiato e sincero nel mondo di una compagnia aerea low cost, che pubblica le classifiche dei dipendenti più produttivi, sulla base di quanto vendono. Si chiama “Vita da hostess di volo”, è il blog di un’assistente Ryanair che, da due più di due anni, cammina su e giù per i corridoi dei Boeing 737 della compagnia irlandese.

Un diario a volte sfacciato, che non si fa problemi a sfottere chi si imbarca sull’aereo sbagliato o chi si chiude in bagno a vomitare. A gestirlo, da marzo 2008, una ragazza di circa 30 anni che non dice mai il suo nome vero, salvo pubblicare una sua foto mentre è sdraiata, sorridente, all’interno della cappelliera dell’aeromobile.

La protagonista della storia vive tra Liverpool e Pisa, dove si trovano due delle basi della compagnia di Michael O’ Leary. Quando inizia il diario, anticipa: “Vedrete che tutto si aggira su tre argomenti principali: bagni, emergenze mediche, repressi”. In quest’ultima categoria include i passeggeri che vogliono fumare nelle toilette, quelli che pretendono di portare sull’aereo una valigia dalle dimensioni irregolari o che vogliono imbarcarsi con un biglietto valido per un altro giorno (e in cui volare costava meno). Ci sono anche casi da denuncia: come quell’uomo sorpreso con una rivista pornografica e i pantaloni semi-abbassati. O quello che ha iniziato a urlare e si è buttato sul portellone tentando di aprirlo.

A bordo non manca mai chi ha voglia di alzare il gomito. E’ il caso di tre lèttoni. “Prima ancora di partire – racconta la hostess – gli sequestriamo un bottiglione di whisky che stavano bevendo (è vietato bere il proprio alcool a bordo, perché se ne portano a litri e si sbronzano velocemente). Ma a quanto pare avevano già raggiunto la soglia. All’inizio fanno casino, poi si addormentano. Bene: tre cadaveri significa tre persone in meno che rompono”.

Ci sono quelli che non rispettano l’obbligo di allacciare le cinture, e prima che l’aereo abbia spento i motori si alzano in piedi. Una cosa rischiosa. “Puoi dirglielo in tutte le lingue: italiano, inglese, polacco. Fingeranno di essere arabi, cinesi, eschimesi. L’aereo camminava in pista, tutti si alzano per ragioni incomprensibili. Come le pecore, uno fa una cosa, e la fanno tutti. Da seduti non ci si rende conto di quanto la cabina sballottoli durante le passeggiate in pista. Quella volta si erano alzati tutti. A un certo punto, davanti ai miei occhi, a una curva dell’aereo, una signora cade a terra come una pera cotta. Mi guarda. Non l’aiuto ad alzarsi. Cerco di non manifestare il mio brivido di piacere”.

Bisogna anche affrontare le emergenze mediche: passeggeri che svengono, che si sentono male in bagno. Perfino un principio di infarto. La hostess ci ride. In un post dal titolo “non morire sul mio aereo, please” racconta di un passeggero, cui ha dovuto tenere la mano, che sembrava sul punto di perdere coscienza in seguito a forti dolori al petto. “Nel bel mezzo del servizio, al centro cabina, alzo lo sguardo e vedo spuntare delle gambe distese per terra. Il corpo deve essere sotto il mio sedile. Lui resta lì per tutto il viaggio. Io non posso più servire le cose contenute in alcuni carrelli visto che il suo corpo ne blocca l’apertura. Finito il servizio, è sempre lì. Pare ci abbia preso gusto, visto non mi sembra che stia più tanto male”. Lei scherza: “‘Senti tesoro, io c’ho da trafficare non poco qui. Se non te la senti di tornare al tuo posto, resta, io però comincerò a scavalcarti, ok?”.

Qualche volta si scherza pure con i passeggeri. Come quando un assistente di volo, d’estate, dieci minuti prima dell’atterraggio, li ha invitati, con l’altoparlante, a chiudere le ventole dell’aria, in vista dell’atterraggio. “Immediatamente si vedono decine e decine di mani che si affrettano a chiuderle. Poveretti, saranno schiattati di caldo…”.

Non manca uno sfogo contro la compagnia, che ad un certo punto invia alla hostess una sorta di nota di richiamo. Ne scrive in un post dal titolo: “Ecco dove risparmia Ryanair”. “Gentile signorina – si legge nella missiva riportata nel post – lei insieme ad altri suoi colleghi risulta avere una media vendite molto bassa. Questo pregiudica la sua validità come assistente volo. Se entro il primo ottobre non sarà salita in classifica, prenderemo atto che non è adatta a questo lavoro”. Duro il commento della hostess: “Ma vi rendete conto che io sto per essere licenziata perché i passeggeri non comprano abbastanza cappuccini? Io non ho sbagliato nessuna procedura, non ho ricevuto lamentele da passeggeri né da colleghi ma non vendo abbastanza. Da questo punto di vista la mia compagnia è penosa: mi sento come quelli che vendono gelati sulle spiagge”.

Da qui un avvertimento: la possibilità di mettere in aspettativa forzata chi si trova nelle posizioni più basse delle “classifiche di vendite”: in pratica, i dati relativi alle vendite effettutate dagli assistenti di volo, che sono affissi su una bacheca. Per la blogger-assistente di volo, l’apettativa forzata si spiegherebbe anche con i costi del corso di addestramento per i neoassunti: “Ryanair se lo fa pagare 3000 euro. Ogni persona assunta gli porta quella cifra. D’inverno, però, i voli diminuiscono. E come si fa lavorare tutti come prima? Bisogna licenziare”. L’unica soluzione dunque, è impegnarsi e vendere di più, magari quando si vola fuori dall’Italia: “Se la compagnia vende biglietti a 10 euro, ha bisogno di recuperare soldi in altro modo. Con gli italiani fa la fame, ma con gli inglesi fa veramente i soldoni. A bordo spendono tranquillamente 30 e anche 60 euro a famiglia”.

(30 gennaio 2009)
dA: Repubblica.it

Edited: July 7th, 2009

Sabato 11 Luglio ore 18:40 Ladyradio presenta: “Oui, Made in 意大利 (Yìdàlì)”


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Per la prossima puntata di Ladyradio: il Made in China spacciato per Made in Italy, da Prada a D&G ecco come fregano tutte noi!Puntata speciale dedicato alla meravigliosa inchiesta del programma televisivo “Report” condotto dalla giornalista Michela Gabanelli.

Continua

Edited: July 6th, 2009

Bruxelles, uccisa perché voleva divorziare

Claudia, belga di origine africana, gettata nel fiume dal marito pachistano

BRUXELLES — Da lontano, al telefono, si sente un bambino piccolo che piange, o strilla per gioco, da qualche parte nella stanza alle spalle di Kadidja Lalembaidje: «È Maxime, il mio nipotino, il figlioletto di Claudia. Ha 8 mesi. Otto mesi, capito? Mia figlia avrebbe voluto crescerlo secondo i suoi valori: considerare sempre gli altri degli essere umani come noi, cercare di comprendere le loro ragioni. Ma è capitata con quello là, il talebano, l’ha sposato, gli ha dato un figlio. Lui la picchiava, ha cercato 3 volte di strangolarla perché non voleva che uscisse, che si vestisse normalmente. Le diceva: attenta, le donne devono essere sottomesse all’uomo. Citava sempre il Corano. E quando lei ha chiesto il divorzio, lui le ha risposto: ricordalo, in Pakistan il matrimonio è per la vita o per la morte. Così è stato, l’ha uccisa. Lui e i suoi due fratelli, in tre l’hanno uccisa. Come già avevano ucciso la moglie di un quarto fratello in Pakistan, buttandola nel fiume. Anche lei nel fiume, come mia figlia. E proprio per quello erano poi fuggiti in Europa. Ma che ne sapevamo, noi?».
Alla fine, il pianto soffoca la voce: «Ora ci hanno detto che quel quarto fratello si è suicidato. Ecco che famiglia aveva incontrato Claudia, ecco che destino ha avuto». Claudia era scomparsa il 14 giugno, la sua foto era finita sul sito del Chi l’ha visto? belga. L’altro ieri, nel fiume Escaut che va dalla Francia al Belgio, trovano una valigia chiusa: dentro, un corpo seminudo, mani e piedi legati, il viso sfigurato. È lei, c’è il tremendo sospetto di uno stupro per sfregio. Il marito ora è in cella, come il secondo fratello. Il terzo è in fuga. Questa è una storia che non giunge da un remoto villaggio, ma da Bruxelles, capitale d’Europa. Dal quartiere di Schaerbeek, abitato da una vasta e pacifica comunità di immigrati. Come Claudia Lalembaidje, 32 anni, vissuta fino ai 15 nel nativo Ciad, poi emigrata con la madre e le sorelle (il padre, colpito dalle sofferenze della guerra, vive ancora nel Ciad). Dopo aver fatto studi teatrali e aver preso un diploma da infermiera, Claudia aveva lavorato alla Croce Rossa. «Ora, diventata madre, aveva un sogno: aprire un asilo per bambini. Ecco, questo era lei, una persona luminosa»: parla Daniele Cardella, funzionario italiano del Parlamento europeo ed ex-fidanzato della giovane, con la quale ha convissuto per 3 anni e mezzo. «Prima Claudia aveva aiutato a crescere i figli piccoli delle sorelle, e poi aveva pensato a sé. Noi ci eravamo lasciati, come capita, ma eravamo rimasti amici, e sua mamma si confidava spesso con la mia. Così abbiamo saputo di quel pachistano. Per esempio, di quando nacque Maxime e lui annunciò: a 5 anni dovrà avere in pugno il Corano».

«Quel pachistano» è Alì, alias Hammad Raza Syed, immigrato clandestino in Belgio con i fratelli. Voci di quartiere: nomi falsi, traffici di passaporti, forse qualcosa di più. Lui sposa Claudia nel luglio 2008: ma subito si scopre che, più che alla moglie, è interessato al permesso di soggiorno, da ottenere attraverso le nozze. Non è però tanto facile, e poi Claudia continua a lavorare, non rinuncia alla sua personalità. Così ecco le botte, e il resto: «La vedevamo sempre più sciupata e preoccupata», racconta ancora Daniele. Finché, una sera, Claudia annuncia al marito che ha chiesto il divorzio («È scandalo», urla Hammad) e che avrà lei la custodia del bambino. Poco dopo, alla porta di casa compaiono i due cognati: «Perché in Pakistan ci si sposa per la vita o per la morte».

Luigi Offeddu

Edited: July 5th, 2009

"Una scorciatoia per il successo" E molte abboccano al falso casting

Un’agenzia romana inventa una ricerca di volti nuovi. Un manifesto improbabile
e un invito ammiccante: “Non serve diploma”. Centinaia di ragazze aderiscono

L’ideatore: “Abbiamo pensato alla ‘mentalità Noemi’. Non credevamo che tante
ci sarebbero cadute. Ora diventerà un gioco… E i book li manderemo al premier”
di RANIERI SALVADORINI

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"Una scorciatoia per il successo" E molte abboccano al falso casting

Il manifesto apparso sui muri di Roma

ROMA – Michael W. Colletti offre una “scorciatoia” alle “belle presenze” per “entrare nel mondo che conta”, così dicono i volantini che tappezzano la capitale. E la bufala satirica che fa la parodia di Berlusconi fa presa davvero, al punto che “meglio dirlo, che è solo uno scherzo”.

“Claim starbiz your chance”. “Non serve un diploma o una lunga carriera politica, ma solo cortesia, una faccia pulita, una piacevole presenza e, perché no, un po’ di spirito d’avventura”. Sullo sfondo, una ragazza seminuda, focus sul lato B, dove è impresso lo slogan: “Yes we can”. E l’invito a presentarsi per un “casting”, perché “possiamo offrirti una corsia preferenziale per la tua carriera”. L’Agenzia di Michael W. Colletti, ha un sito Internet e una pagina Facebook, con amicizie “curiose”, come la rivista di satira Frigidaire, l’umorista Diego Bianchi, o La Nuova Ecologia.

E allora facciamo amicizia. Anche perché Michael W. Colletti in fondo sente di volersi “svelare”. “Era talmente grottesco il manifesto che non pensavamo che qualcuno ci potesse credere davvero” – spiega “Kajano”, fumettista, uno dei ragazzi del gruppo di “satiri” che ha messo in giro la bufala. E invece centinaia di ragazze, “incuriosite” dall’idea che è “questo il momento, tra elezioni, scandali e rimescolamenti, che si aprono spazi per i volti freschi dello spettacolo italiano” hanno “bussato” al profilo fantasma di Michael, chiedendo di fare amicizia.

Il casting ci sarà davvero, mercoledì 8 luglio (al Beba Do Samba, a San Lorenzo, ore 20), e “quando me le sono raffigurate lì, magari accompagnate dalle mamme, come mi è capitato spesso di vedere per annunci assurdi, mi ha fatto molta tristezza – dice Arnald, un altro del gruppo, di cui fanno parte anche “bradipo nevrotico” e “pseudonimo”". Ma anche nomi più “noti” della satira “impegnata”, come Gianpiero Caldarella. “Il nostro obiettivo – prosegue Arnald – non è certo umiliare le persone, ma evidenziare che si è perso ogni rapporto con la realtà perché il lavoro non è più pensato come qualcosa che si costruisce giorno per giorno, tutti cercano una scorciatoia”.
Continua

Edited: July 4th, 2009

Dal branco alle aggressioni la violenza che spaventa le donne

Le brutalità, gli agguati alle fermate dell’autobus, ma anche finire nude su YouTube
Nuovi fantasmi agitano l’universo femminile. Che torna a essere abitato da vittime
Dal branco alle aggressioni
la violenza che spaventa le donne
di MARIA NOVELLA DE LUCA

SONO storie di paura, di rabbia, di buio. Di città insicure, di mariti violenti, di immigrazione criminale, di donne e ragazze considerate prede. Sono storie di adolescenti e bulli che si spartiscono su YouTube il video della compagna di classe convinta a spogliarsi, che poi si ritrova lì, ferita per sempre. C’è la reazione degli altri, il paese, i parenti, gli amici, che invocano la giustizia fatta in casa, con le proprie mani, non importa se poi a reato si aggiunge reato. Tre stupri in un mese a Roma, migliaia di casi di violenza domestica non denunciati, il terrore dello straniero: le donne in Italia hanno ricominciato ad avere paura. Paura di una nuova violenza che si nasconde in quartieri diventati Far west metropolitani, di una emarginazione che diventa ferocia, del branco esaltato dalla cocaina, della tecnologia che replica il delitto. Deluse dalle conquiste fallite, dalle battaglie per i diritti ormai sepolte e dimenticate.

Ragiona con amarezza Silvia Ballestra, scrittrice, che ai temi delle donne ha dedicato gran parte dei suoi libri, fatti di cronache e testimonianze. “Quando finalmente la legge decretò che lo stupro era un reato contro la persona e non contro la morale, ci sembrò di aver vinto tutto. Oggi dico che abbiamo sbagliato, perché se è vero che uno stupro per strada fa notizia, ci sono migliaia di violenze e sevizie mai denunciate. Ma la cosa più grave, forse, e me ne sono accorta entrando nelle scuole, è che nemmeno tra i ragazzi esiste la consapevolezza della parità sessuale, oggi il prototipo femminile che vince è quello del corpo esibito e dell’intelligenza nascosta. Le ragazzine ne sono le prime vittime, nell’indifferenza generale. Poi c’è il razzismo: gli stupratori sono sempre belve, ma oggi dietro la condanna per le violenze sessuali è partita la caccia allo straniero…”.

Continua

Edited: July 2nd, 2009